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Occasioni mancate

·         Il caso D'Ascanio-elicottero (1925-1930)

·         Il caso Olivetti-Calcolatori_Elettronici (1955-1964)

·         L'industria elettrica (1962-1964)

·         Le riforme strutturali mancate (1962-1990)

·         Il caso SME-Agroalimentare (1962-1990)

·         Il caso Elettronica di Consumo (1895-2000)

·         Approfondimenti

 

 

 

·         Il caso D'Ascanio-elicottero (1925-1930)
D'Ascanio progetta l'elicottero, ne deposita il brevetto e lo realizza. 
Il terzo prototipo D'AT3, commissionato dal Ministero dell'Aeronautica, conquista nell'ottobre del 1930, i tre primati [di altezza (18m), distanza (1.079m in linea retta) e durata in volo (8'45'')] che rimarranno imbattuti per alcuni anni: non scaturisce però un contratto con lo Stato per la produzione in serie del mezzo, forse a causa della rivalità fra la Marina e l'Aeronautica.
Il DAT 3 rimane solo un prototipo perché da un lato il governo italiano si dimostrò ottusamente poco interessato agli sviluppi dell'elicottero e dall'altro Trojani (finanziatore di D'Ascanio e azionista di maggioranza della DAT) rifiutò offerte d'acquisto venutegli da privati italiani (tra i quali il Senatore G. Agnelli); le offerte straniere non potevano essere prese in considerazione perché le autorità italiane avevano vietato la vendita di brevetti a compratori forestieri.
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·         Il caso Olivetti-Calcolatori_Elettronici (1955-1964) /1/
L'Olivetti, leader mondiale nel settore macchine per ufficio (50'000 dipendenti: 50% in Italia, 50% in 170 paesi), decide nel 1955 di produrre e commercializzare calcolatori elettronici ed apre un proprio laboratorio di ricerche.
Nel 1959 Olivetti lancia sul mercato Elea 9003, primo calcolatore elettronico interamente sviluppato in Italia: si tratta di una macchina completamente transistorizzata che sul piano tecnologico pone l’azienda all’avanguardia rispetto agli altri produttori mondiali di computer.
Nel 1961 viene lanciato il 6001, più economico concepito per le PMI. 
Le aziende italiane (Marzotto, MPS, FIAT, Cogne, ecc.) incominciarono ad informatizzarsi anche grazie all'Olivetti.
Il successo del 9003 e del 6001, conseguito in meno di un lustro, non era ancora sufficiente per portare al pareggio il bilancio di pertinenza della Div. Elettronica (3'000 dipendenti). Però sarebbe stata una base tecnologica e industriale più che adeguata per competere a livello internazionale nel piccolo gruppo dei produttori di mainframes, con promettenti possibilità di occupare una discreta quota di mercato.  
Negli anni successivi alla morte di Adriano Olivetti (1960), imprenditore lungimirante che aveva voluto l'ingresso nell'elettronica, l'azienda incontra difficoltà finanziarie che la famiglia non è in grado di risolvere e il controllo viene assunto da un gruppo di imprese (FIAT, Pirelli, Mediobanca, IMI, Centrale). 
Purtroppo questo nuovo gruppo di controllo non fu lungimirante circa le prospettive della div. Elettronica, emblematica la dichiarazione (1964) del Prof. Valletta (Presidente FIAT): "la società di Ivrea è strutturalmente solida e potrà superare senza grosse difficoltà il momento critico. Sul suo futuro pende però una minaccia, un neo da estirpare: l'essersi inserita nel settore elettronico, per il quale occorrono investimenti che nessuna azienda italiana può affrontare". Alle parole seguirono i fatti e la div. Elettronica fu ceduta alla General Electric. 
Luciano Gallino (professore emerito dell'Università di Torino) afferma nel suo libro che le difficoltà finanziarie furono esagerate dagli stessi attori che dovevano farvi fronte e sottolinea che gli investimenti necessari per la div. Elettronica erano modesti in confronto alle somme che saranno dissipate nei disastri della chimica e dell'elettronica di consumo. 
In pratica, l'uscita dell'Italia dal mondo dei grandi Vendor ICT fu dovuta a mancanza di visione strategica e di coraggio imprenditoriale. Anche la classe politica ebbe le sue colpe: 1) carenza di commesse da parte della Pubblica Amministrazione 2) Partecipazioni Statali non indirizzate verso questo settore strategico. Mentre in Italia la classe politica e finanziaria è latitante, negli stessi anni l'IBM poteva svilupparsi e diventare grande anche grazie alle cospicue e mirate commesse dell'amministrazione USA.
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·         L'industria elettrica (1962-1964) /2/
La nazionalizzazione di questo settore fu considerata indispensabile per la lotta ai grandi monopoli. In realtà, il modo in cui fu condotta non ridimensionò affatto i grandi gruppi di controllo che vivevano sulla rendita elettrica e trascurò i piccoli azionisti. Infatti, si decise di nazionalizzare solo gli impianti e di indennizzare (1'650 miliardi di lire dell'epoca, pari a circa 0.5% del PIL) le ex società elettriche che diventarono delle finanziarie con notevoli capitali a disposizioni. 
A nessuno (Banca d'Italia, Mediobanca, Soc. ex-elettriche, ecc.) venne in mente di investire questi indennizzi nella div. Elettronica dell'Olivetti. In pratica, gli investimenti furono in settori maturi (chimica, siderurgia), che entreranno in crisi, o in settori interessanti (elettrodomestici, alimentari, distribuzione) ma acquisendo prevalentemente aziende decotte.
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·         Le riforme strutturali mancate (1962-1990) /2/
Prima di effettuare le nazionalizzazioni, il centro-sinistra avrebbe dovuto affrontare e risolvere alcuni problemi urgenti: la promozione di una classe dirigente moderna che sapesse farsi portatrice di un programma lungimirante di riforma del paese; la fondazione e lo sviluppo di istituzioni politiche e sociali capaci di agevolare la modernizzazione dell'economia; la creazione di una forza lavoro tecnicamente attrezzata e competitiva e un'intensa accumulazione di capitale.
Nel 1965 solo pochi si accorgono che il capitalismo italiano perde slancio, anche se a molti era chiaro che fare soldi con l'industria è più difficile di prima. Scompaiono i protagonisti del miracolo economico e si affacciano le nuove generazioni. Sarebbe il momento giusto per cambiare modo di gestire le imprese, pianificando gli investimenti e le attività con l'obiettivo di conquistare significative quote di mercato anche all'estero. Purtroppo, nei servizi (banche, borsa, PA, ecc.) mancano uomini preparati con visioni adatte ai tempi per consigliare e supportare le imprese.
Se si leggono i testi di programmazione economica scritti negli anni '70 dai vari Silos Labini o Ruffolo, si nota che il centro-sinistra aveva individuato con grande precisione quasi tutti i grandi problemi strutturali del ns. paese: Mezzogiorno, PA, sistema industriale privato troppo concentrato geograficamente nel nord-ovest, figure capitalistiche che avevano fatto il loro tempo (più redditieri che industriali), ecc. Purtroppo questi problemi non vennero mai affrontati seriamente.
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·         Il caso SME-Agroalimentare (1962-1990) /2/
La SME, ex elettrica, acquista nel 1966 le attività alimentari Alimont (Montedison) e diventa un grande gruppo alimentare con marchi noti (Motta, Alemagna, Cirio, Star, Mellin, ecc.). Avrebbe potuto svolgere un ruolo positivo per lo sviluppo moderno del settore agro-alimentare. Purtroppo non ha mai avuto strategie chiare e manager idonei a promuovere i prodotti tipici italiani all'estero.
Negli anni '90, in occasione del processo di privatizzazione, verrà smembrata e le singole attività vendute separatamente a diversi imprenditori sia italiani sia esteri.
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·         Il caso Elettronica di Consumo (1895-2000) /5/
L'Italia è tra i primi sette mercati al mondo come acquisto di apparecchi (radio, DVD, TV, autoradio, cellulari, ecc.). Purtroppo, a differenza degli altri mercati di pari o maggiori dimensioni, quasi nessuno dei prodotti disponibili deriva da un progetto originale di imprese italiane e solo una quota modesta è prodotta in Italia.
Questa è un'altra delle occasioni mancate del Sistema Italia: vediamo perchè, incominciando dall'inizio (telegrafo senza fili) fino ad arrivare alla Tv a colori.
L'invenzione determinante per la "telegrafia senza fili" (cioè trasmissioni radio) fu realizzata nel 1895 da un italiano, Guglielmo Marconi. Purtroppo, in Italia nessuno comprese l'utilità di questa innovazione, tantomeno il Ministero delle Poste ("a che mai poteva servire la trasmissione a qualche Km di distanza di strani rumori crepitanti ?") e Marconi fu costretto ad emigrare in Inghilterra dove brevetò il suo sistema e fondò una società per il suo sviluppo industriale.
Dopo questa grande occasione, persa alla fine dell'ottocento, nella seconda metà del novecento l'Italia non ha saputo cogliere altre occasioni sul lato industriale. 
- Dopo il 1945 la domanda di apparecchi radio aumentò per anni ad un tasso geometrico. Purtroppo, l'industria italiana era troppo frammentata per poter competere ad armi pari con le imprese europee ed americane. Avrebbe dovuto formare un consorzio per razionalizzare almeno gli investimenti in R&S e l'espansione sui mercati internazionali, se non creare un gruppo consistente mediante fusioni e/o acquisizioni. Tutto ciò non avvenne e in seguito all'arrivo sul mercato italiano delle grandi imprese straniere, l'industria nazionale sparì quasi del tutto in pochi anni.
- Nel caso della TV, un veto governativo all'inizio delle trasmissioni a colore in Italia finì per distruggere l'industria italiana. Mentre in USA i primi programmi a colore iniziarono nel 1953 e in Europa nel 1967, in Italia la RAI ebbe l'autorizzazione governativa solo nel 1977. La conseguenza fu che l'industria italiana arrivò impreparata all'inizio delle trasmissioni a colori e fu sopraffatta in pochi anni dalle marche straniere che avevano avuto almeno dieci anni di vantaggio per sviluppare la nuova tecnologia.
- Nel caso dei cellulari, il mercato è dominato da marchi stranieri. Quattro di questi (Nokia, Ericsson, Motorola, Panasonic) detengono l'80% del mercato (2003). E' solo una parziale consolazione il fatto che una quota consistente dei microprocessori utilizzati da alcuni marchi sono prodotti a Catania. In conclusione l'Italia non svolge alcun ruolo principale nella telefonia cellulare ed anche i carrier più importanti a livello mondiale non sono italiani.
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Approfondimenti

1.    I problemi del Sistema Italia (parte 1)
Nel secondo dopoguerra l'impresa italiana è stata capace di svilupparsi e affermarsi anche a livello internazionale.  Poi il sistema è satto penalizzato da occasioni mancate, decisioni rinviate, desiderio di protezionismo.

2.    I problemi del Sistema Italia (parte 2)
Nel precedente articolo abbiamo esaminiamo il periodo che va dal 1945 al 1964. Ora cerchiamo di analizzare il periodo dal 1964 al 1973.

3.    I problemi del Sistema Italia (parte 3)
Nel precedente articolo abbiamo esaminiamo il periodo che va dal 1964 al 1973. Ora cerchiamo di analizzare il periodo dal 1973 al 1979.

4.    Evoluzione dell'ERP
SAP vs Vendor IT Italiani. Utenti tedeschi vs utenti italiani.

5.    Elettronica di consumo
(prossima pubblicazione sul web)

 

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