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Occasioni
mancate
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Il
caso D'Ascanio-elicottero (1925-1930)
D'Ascanio progetta l'elicottero, ne deposita il brevetto e lo
realizza.
Il terzo prototipo D'AT3, commissionato dal Ministero
dell'Aeronautica, conquista nell'ottobre del 1930, i tre primati [di altezza (18m), distanza (1.079m in linea
retta) e durata in
volo (8'45'')] che rimarranno imbattuti per alcuni anni: non
scaturisce però un contratto con lo Stato per la produzione in
serie del mezzo, forse a causa della rivalità fra la Marina e
l'Aeronautica.
Il DAT 3 rimane solo un prototipo perché da un lato il governo
italiano si dimostrò ottusamente poco interessato agli sviluppi
dell'elicottero e dall'altro Trojani (finanziatore di D'Ascanio e
azionista di maggioranza della DAT) rifiutò offerte d'acquisto
venutegli da privati italiani (tra i quali il Senatore G. Agnelli);
le offerte straniere non potevano essere prese in considerazione
perché le autorità italiane avevano vietato la vendita di
brevetti a compratori forestieri.
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Il
caso Olivetti-Calcolatori_Elettronici (1955-1964) /1/
L'Olivetti, leader mondiale nel settore macchine per ufficio
(50'000 dipendenti: 50% in Italia, 50% in 170 paesi), decide nel
1955 di produrre e commercializzare calcolatori elettronici ed
apre un proprio laboratorio di ricerche.
Nel 1959 Olivetti
lancia sul mercato Elea 9003, primo calcolatore elettronico
interamente sviluppato in Italia: si tratta di una macchina
completamente transistorizzata che sul piano tecnologico pone
l’azienda all’avanguardia rispetto agli altri produttori
mondiali di computer.
Nel
1961 viene lanciato il 6001, più economico concepito per le PMI.
Le
aziende italiane (Marzotto, MPS, FIAT, Cogne, ecc.) incominciarono ad
informatizzarsi anche grazie all'Olivetti.
Il successo del 9003 e del 6001, conseguito in meno di un lustro,
non era ancora sufficiente per portare al pareggio il bilancio di
pertinenza della Div. Elettronica (3'000 dipendenti). Però
sarebbe stata una base tecnologica e industriale più che adeguata
per competere a livello internazionale nel piccolo gruppo dei
produttori di mainframes, con promettenti possibilità di occupare
una discreta quota di mercato.
Negli anni successivi alla morte di Adriano Olivetti (1960),
imprenditore lungimirante che aveva voluto l'ingresso
nell'elettronica, l'azienda incontra difficoltà finanziarie che
la famiglia non è in grado di risolvere e il controllo viene
assunto da un gruppo di imprese (FIAT, Pirelli, Mediobanca, IMI,
Centrale).
Purtroppo questo nuovo gruppo di controllo non fu lungimirante
circa le prospettive della div. Elettronica, emblematica la
dichiarazione (1964) del Prof. Valletta (Presidente FIAT):
"la società di Ivrea è strutturalmente solida e potrà
superare senza grosse difficoltà il momento critico. Sul suo
futuro pende però una minaccia, un neo da estirpare: l'essersi
inserita nel settore elettronico, per il quale occorrono
investimenti che nessuna azienda italiana può affrontare".
Alle parole seguirono i fatti e la div. Elettronica fu ceduta alla
General Electric.
Luciano
Gallino (professore emerito dell'Università di Torino) afferma nel suo
libro che le difficoltà finanziarie furono esagerate dagli stessi
attori che dovevano farvi fronte e sottolinea che gli investimenti
necessari per la div. Elettronica erano modesti in confronto alle somme
che saranno dissipate nei disastri della chimica e dell'elettronica di
consumo.
In pratica, l'uscita dell'Italia dal mondo dei grandi Vendor
ICT fu dovuta a mancanza di visione strategica e di coraggio
imprenditoriale. Anche la classe politica ebbe le sue colpe: 1) carenza
di commesse da parte della Pubblica Amministrazione 2) Partecipazioni
Statali non indirizzate verso questo settore strategico. Mentre in
Italia la classe politica e finanziaria è latitante, negli stessi anni
l'IBM poteva svilupparsi e diventare grande anche grazie alle cospicue e
mirate commesse dell'amministrazione USA.
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L'industria
elettrica (1962-1964) /2/
La nazionalizzazione di questo
settore fu considerata indispensabile per la lotta ai grandi monopoli. In
realtà, il modo in cui fu condotta non ridimensionò affatto i grandi
gruppi di controllo che vivevano sulla rendita elettrica e trascurò i
piccoli azionisti. Infatti, si decise di nazionalizzare solo gli
impianti e di indennizzare (1'650 miliardi di lire dell'epoca, pari a
circa 0.5% del PIL) le ex società elettriche che diventarono delle
finanziarie con notevoli capitali a disposizioni.
A nessuno (Banca d'Italia, Mediobanca, Soc. ex-elettriche, ecc.)
venne in mente di investire questi indennizzi nella div.
Elettronica dell'Olivetti. In pratica, gli investimenti furono in
settori maturi (chimica, siderurgia), che entreranno in crisi, o
in settori interessanti (elettrodomestici, alimentari,
distribuzione) ma acquisendo prevalentemente aziende decotte.
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Le
riforme strutturali mancate (1962-1990) /2/
Prima di effettuare le nazionalizzazioni, il centro-sinistra
avrebbe dovuto affrontare e risolvere alcuni problemi urgenti: la
promozione di una classe dirigente moderna che sapesse farsi
portatrice di un programma lungimirante di riforma del paese; la
fondazione e lo sviluppo di istituzioni politiche e sociali capaci
di agevolare la modernizzazione dell'economia; la creazione di una
forza lavoro tecnicamente attrezzata e competitiva e un'intensa
accumulazione di capitale.
Nel 1965 solo pochi si accorgono che il capitalismo italiano perde
slancio, anche se a molti era chiaro che fare soldi con
l'industria è più difficile di prima. Scompaiono i protagonisti
del miracolo economico e si affacciano le nuove generazioni.
Sarebbe il momento giusto per cambiare modo di gestire le imprese,
pianificando gli investimenti e le attività con l'obiettivo di
conquistare significative quote di mercato anche all'estero.
Purtroppo, nei servizi (banche, borsa, PA, ecc.) mancano uomini
preparati con visioni adatte ai tempi per consigliare e supportare
le imprese.
Se si leggono i testi di programmazione economica scritti negli
anni '70 dai vari Silos Labini o Ruffolo, si nota che il
centro-sinistra aveva individuato con grande precisione quasi
tutti i grandi problemi strutturali del ns. paese: Mezzogiorno,
PA, sistema industriale privato troppo concentrato geograficamente
nel nord-ovest, figure capitalistiche che avevano fatto il loro
tempo (più redditieri che industriali), ecc. Purtroppo questi
problemi non vennero mai affrontati seriamente.
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Il
caso SME-Agroalimentare (1962-1990) /2/
La SME, ex elettrica, acquista nel 1966 le attività alimentari
Alimont (Montedison) e diventa un grande gruppo alimentare con
marchi noti (Motta, Alemagna, Cirio, Star, Mellin, ecc.). Avrebbe
potuto svolgere un ruolo positivo per lo sviluppo moderno del
settore agro-alimentare. Purtroppo non ha mai avuto strategie
chiare e manager idonei a promuovere i prodotti tipici italiani
all'estero.
Negli anni '90, in occasione del processo di privatizzazione,
verrà smembrata e le singole attività vendute separatamente a
diversi imprenditori sia italiani sia esteri.
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Il
caso Elettronica di Consumo (1895-2000) /5/
L'Italia è tra i primi sette mercati al mondo come acquisto di
apparecchi (radio, DVD, TV, autoradio, cellulari, ecc.). Purtroppo,
a differenza degli altri mercati di pari o maggiori dimensioni,
quasi nessuno dei prodotti disponibili deriva da un progetto
originale di imprese italiane e solo una quota modesta è prodotta
in Italia.
a SME. Questa è un'altra delle occasioni mancate del Sistema
Italia: vediamo perchè, incominciando dall'inizio (telegrafo
senza fili) fino ad arrivare alla Tv a colori.
L'invenzione determinante per la "telegrafia senza fili"
(cioè trasmissioni radio) fu realizzata nel 1895 da un italiano,
Guglielmo Marconi. Purtroppo, in Italia nessuno comprese
l'utilità di questa innovazione, tantomeno il Ministero delle
Poste ("a che mai poteva servire la trasmissione a qualche Km
di distanza di strani rumori crepitanti ?") e Marconi fu
costretto ad emigrare in Inghilterra dove brevetò il suo sistema
e fondò una società per il suo sviluppo industriale.
Dopo questa grande occasione, persa alla fine dell'ottocento,
nella seconda metà del novecento l'Italia non ha saputo cogliere
altre occasioni sul lato industriale.
- Dopo il 1945 la domanda di apparecchi radio aumentò per anni ad
un tasso geometrico. Purtroppo, l'industria italiana era troppo
frammentata per poter competere ad armi pari con le imprese
europee ed americane. Avrebbe dovuto formare un consorzio per
razionalizzare almeno gli investimenti in R&S e l'espansione
sui mercati internazionali, se non creare un gruppo consistente
mediante fusioni e/o acquisizioni. Tutto ciò non avvenne e in
seguito all'arrivo sul mercato italiano delle grandi imprese
straniere, l'industria nazionale sparì quasi del tutto in pochi
anni.
- Nel caso della TV, un veto governativo all'inizio delle
trasmissioni a colore in Italia finì per distruggere l'industria
italiana. Mentre in USA i primi programmi a colore iniziarono nel
1953 e in Europa nel 1967, in Italia la RAI ebbe l'autorizzazione
governativa solo nel 1977. La conseguenza fu che l'industria
italiana arrivò impreparata all'inizio delle trasmissioni a
colori e fu sopraffatta in pochi anni dalle marche straniere che
avevano avuto almeno dieci anni di vantaggio per sviluppare la
nuova tecnologia.
- Nel caso dei cellulari, il mercato è dominato da marchi
stranieri. Quattro di questi (Nokia, Ericsson, Motorola,
Panasonic) detengono l'80% del mercato (2003). E' solo una
parziale consolazione il fatto che una quota consistente dei
microprocessori utilizzati da alcuni marchi sono prodotti a
Catania. In conclusione l'Italia non svolge alcun ruolo principale
nella telefonia cellulare ed anche i carrier più importanti a
livello mondiale non sono italiani.
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Approfondimenti
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I
problemi del Sistema Italia (parte 1)
Nel secondo dopoguerra
l'impresa italiana è stata capace di svilupparsi e affermarsi anche
a livello internazionale. Poi il sistema è satto penalizzato
da occasioni mancate, decisioni rinviate, desiderio di protezionismo.
-
I
problemi del Sistema Italia (parte 2)
Nel precedente articolo
abbiamo esaminiamo il periodo che va dal 1945 al 1964. Ora cerchiamo
di analizzare il periodo dal 1964 al 1973.
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I
problemi del Sistema Italia (parte 3)
Nel precedente articolo abbiamo
esaminiamo il periodo che va dal 1964 al 1973. Ora cerchiamo di analizzare
il periodo dal 1973 al 1979.
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Evoluzione
dell'ERP
SAP vs Vendor IT Italiani.
Utenti tedeschi vs utenti italiani.
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Elettronica
di consumo
(prossima pubblicazione sul
web)
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