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Fatti
e misfatti nella relazione con il Cliente – Parte 2
[
Abstract da MyMarketing.Net
(Marzo 2009): portale del marketing ]
Quali
sono i misfatti più comuni nella relazione con il Cliente ?
Nella
prima parte di questo articolo, pubblicato precedentemente su MyMarketing.Net,
abbiamo esaminato l’importanza dell’orientamento alla “creazione
di valore per il Cliente”. In questa seconda parte esaminiamo i
misfatti più comuni nella relazione con il Cliente.
“La
strategia CRM è una componente della strategia “Customer-Value-Centric”
(CVC). Purtroppo, non sempre la strategia di CRM delle imprese è
orientata alla creazione di valore per il Cliente. Di seguito sono
presentati sinteticamente alcuni casi reali di misfatti:
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Inacessibilità
del Numero verde
Sempre occupato, oppure libero ma con tutti gli operatori impegnati
con altri utenti (?), e che invita a rimanere in linea (a tempo
indefinito) per non perdere la priorità acquisita.
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Problema
dell’identificazione Cliente
Necessità di dover fornire i propri dati ogni volta che si chiama
il contact-center di un fornitore, anche se si è clienti abituali.
La causa è una scarsa integrazione interna. La soluzione possibile
è l’adozione della tecnologia per riconoscere, in base al numero
telefonico, il cliente che sta chiamando ed avere di conseguenza il
suo profilo sullo schermo dell’operatore.
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Numeri
differenziati
Primo caso: la chiamata è gratuita da rete fissa per supporto
commerciale, a pagamento per supporto tecnico.
Secondo caso: tipico delle grandi aziende che hanno due diversi
call-center per le chiamate in uscita e in entrata. Quando un
cliente, dopo aver ricevuto una proposta commerciale dall'operatore
outbound, chiama il numero verde per ulteriori informazioni, entra
in contatto con un operatore inbound che non sa nulla delle
promozioni in atto.
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Inefficacia
del contact-center
Caso dell'operatore non in grado di risolvere il problema del
Cliente perchè non previsto nelle FAQ a disposizione o perchè
ignora l'esistenza o le funzionalità degli altri canali di contatto
(ad esempio il web). Peggio ancora se non è neanche in condizione
di prevedere quando il Cliente riceverà la soluzione.
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Problema
della gestione emergenze
Si tratta dell’incapacità di dare informazioni agli utenti in
occasione di emergenze nell’erogazione di servizi pubblici.
Prendiamo il caso dell’impresa che gestisce la mobilità di una
grande città. In occasione del collasso mattutino di una linea del
metrò, nel sito web un laconico comunicato invitava a chiamare il
numero verde. Peccato che, chiamando il numero, la linea cascava
sistematicamente, abbandonando i pendolari a se stessi fino a
sera.
Lo stesso problema può capitare anche nel caso di altre emergenze
pubbliche come interruzione erogazione energia, aqua o altro.
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Incomunicabilità
tra partner e inefficacia dell’indagine
Nel settore auto è accaduto che, dopo un intervento dell'assistenza
tecnica, il cliente veniva contattato da due call-center diversi per
valutare la sua soddisfazione: prima quello del concessionario e poi
quello della casa automobilistica. Per di più, ignorando la natura
dell'intervento, entrambi gli operatori effettuano una serie di
domande standard che potevano essere appropriate nel caso di
interventi gravi (tipo sostituzione motore, cambio, ecc.) ma
sproporzionate nel caso di semplice manutenzione (es.: sostituzione
olio motore e filtro).
Questi
esempi evidenziano come spesso le imprese pur avendo diversi canali di
contatto (venditori, agenti, distributori, call-center, web, ecc.) non
sono sempre multicanale, nel senso che i loro canali non condividono nè
si scambiano informazioni. Nella maggior parte dei casi l’integrazione
è complicata ulteriormente dal fatto che call-center, assistenza
tecnica, ricerche di mercato e altri canali (es.: venditori interinali,
ecc.) sono gestiti in outsorcing.
Primo
caso: Impresa H
L’impresa H ha tre canali di contatto (venditori, call-center, negozi)
ed offre soluzioni per il settore delle costruzioni con funzionalità d’uso
proporzionali alla necessità dei Clienti. Il sistema informativo
permette di conoscere tutto quello che un cliente acquista (fatturato,
ordini, statistiche prodotti acquistati, ecc.) ma nulla di quello che
accade prima dell’ordine. Se vi è un contatto tra uno dei canali ed
un cliente che non compra, tutte le informazioni (es.: motivo contatto,
prodotto a cui era interessato, dimostrazioni effettuate, commenti,
esigenze espresse, ecc.) vengono perse o, nella migliore delle ipotesi,
rimangono solo nella mente o nell’agenda dell’operatore con cui era
entrato in contatto.
Inoltre, poichè le offerte sono emesse da tutti i canali di vendita e
custodite gelosamente da chi le emette: lo stesso Cliente può ricevere
offerte (condizioni di acquisto) diverse per lo stesso prodotto. In
pratica, l’Azienda non si presenta in modo univoco e coerente al
Cliente. La conseguenza è un danno sia economico sia di immagine per l’impresa
che fornisce al Cliente informazioni diverse a secondo del canale
contattato. La soluzione adottata è stata un progetto di cambiamento
che prevede collaborazione e integrazione tra i canali, condivisione
della conoscenza, tool CRM, ecc.
Secondo
caso: Impresa Y
L’impresa Y è una multinazionale “mono-prodotto” senza filiale
italiana che offre un unico prodotto per la pulizia degli ambienti con
funzionalità d’uso eccedenti la necessità dei Clienti. L’impresa
opera attraverso una rete di distributori locali indipendenti senza
delimitazione geografica. In questo modo, l’Azienda non si presenta in
modo univoco e coerente al Cliente che può essere contattato da due
diversi distributori e ricevere proposte diverse per lo stesso prodotto.
Inoltre, i distributori hanno un elevato turn-over dei collaboratori (venditori,
operatori del call-center).
Questo è un tipico esempio di come, ancora oggi, in alcune
organizzazioni, dove le “esigenze aziendali” sono prevalenti e
pressanti, vengano ignorati i concetti di "orientamento al cliente",
“gestione del canale di vendita”, "partnership con i
collaboratori". La soluzione possibile è un nuovo modello di
business che preveda:
a) lo spacchettamento delle funzionalità d’uso eccedenti in più
prodotti,
b) maggior orientamento al “valore per il cliente”
c) gestione del canale di vendita
d) miglioramento del trattamento economico dei collaboratori.
Conclusione
Uno
dei fattori critici di successo di una strategia CVC è l’integrazione
tra i diversi Business Partner (funzioni aziendali, canali di vendita,
fornitori, ecc.) che devono collaborare al fine di creare il maggior
valore aggiunto possibile per il Cliente finale. In pratica, le
informazioni e le conoscenze sviluppate da uno dei Partner devono essere
messe a disposizione di tutto l’ecosistema “azienda estesa”.
Il
Cliente deve essere uno solo, indipendentemente dal Partner (nodo dell’ecosistema)
e dal relativo settore aziendale che viene in contatto con esso. Si noti
che, all’interno di ciascuna impresa partner, interagiscono con i
Clienti non solo le vendite, il marketing e il customer service ma anche
l’amministrazione (fatturazione, recupero crediti, ecc.), la logistica,
ecc. Pertanto la strategia CVC deve essere condivisa anche con il
back-office e con la supply chain. Anche la politica di Gestione delle
Risorse Umane deve essere in funzione della creazione di Valore per i
Clienti per gestire meglio skills e competenze necessarie.
Allo
stesso modo l’ecosistema “azienda estesa” deve presentarsi in modo
univoco e coerente al Cliente. Pertanto, per fornire una visione univoca
dei valori e degli obiettivi d’ell’ecosistema, l'integrazione deve
svilupparsi tra tutti i nodi e all’interno di ciascun nodo tra i suoi
canali di contatto con il cliente.
La
strategia CVC richiede che l’ecosistema “azienda estesa” sia pro-attivo,
cioè in grado di prevedere in anticipo l’evoluzione del mercato: sia
i bisogni emergenti, i comportamenti e le preferenze dei Clienti sia le
azioni dei concorrenti. Quindi è importante l’integrazione del
sistema CRM con strumenti di analisi previsionale e la possibilità di
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accedere
non solo ai dati storici del marketing (comportamento di determinati
segmenti di mercato) e delle vendite (attività svolte nei confronti
dei singoli Clienti), ma anche a quelli del Back-Office, per esempio
dell’area amministrazione e controllo,
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scambiare
dati e informazioni con gli altri nodi (Business Partner).
In
conclusione, la strategia CVC coinvolge non solo tutte le funzioni
interne di un’impresa ma anche i suoi partner, quali fornitori e
canali di vendita esterni. Per realizzare tale integrazione e facilitare
la condivisione della conoscenza, è necessario creare spirito di gruppo
e permettere in ogni momento un facile accesso alle informazioni
disponibili.
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